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La guerra contro il Cancro è stata definitivamente vinta cinquant’anni fa, ma nessun medico oncologo-ospedaliero ve lo confesserà mai.

LA VERITÀ SU CANCRI E TUMORI

Come sono truccate le statistiche sulla mortalità

 


Il commento sotto descrive come i media contribuiscono a proporre agli ignari adulti italiani la favola delle guarigioni dal cancro. Da anni i numeri mostrano che la “guerra” contro il cancro condotta con i metodi convenzionali (chemio, radio, chirurgia) è nettamente persa. I fatti messi in evidenza da questi numeri sono comprensibili da casalinghe e da studenti di terza elementare, eppure i nostri medici, emanando un'aura di autorità e conoscenza, continuano a proporceli ignorando metodi più efficaci.

Dati questi strani comportamenti, la mia mente osa concludere che la stragrande maggioranza dei medici italiani, quando consiglia i trattamenti, complotta per truffare il paziente “vendendogli” terapie che il medico sa essere inutili e dannose alla salute (Rinaldo Lampis -www.communicationagents.com/rinaldo_lampis/).


Commento di Giuseppe Parisi, tratto da Avvertenze, n° 2006-1 del 1/1/2006. 
Aduc - Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori

Natale: tutti più buoni. 
Quale delizia il raccoglimento natalizio, le palline colorate di Natale. 
Che sensazioni meravigliose! 
Libero la mia mente da ogni cattivo pensiero, la purifico da ogni sentimento negativo. In seguito attraverserò con sforzo due imponenti montagne: le analisi del TG sull’ultimo anno di notizie, e dei dati raccolti ed archiviati.

Nei dati, la prima cosa che mi salta agli occhi è una e-mail di una donna di mezza età che chiede consiglio: chemioterapia si', chemioterapia no? Come curarsi? Chemioterapia, radioterapia, con tutte le loro devastanti conseguenze non sono più le uniche alternative, vero? Forse chiede per autoconvincersi, forse vuole scherzare.

Intanto restiamo alle maratone Telethon. Vediamo le grandi serate TV, con ospiti che raccontano le guarigioni dai tumori, ormai all’87% dei casi. Sono barzellette che non racconterebbe nessun comico: pensate che il nostro Alberto Sordi lo avrebbe mai fatto? 
Eppure loro lo fanno.

Usano semplici trucchi: ne cito qualcuno. 
Se viene ospedalizzata una paziente con, ad esempio tumore al seno, e fatta la terapia viene dimessa, non la chiamano dimissione, la chiamano guarigione. 
Se dopo 3 mesi ritorna con un tumore al fegato, non sarà certo da ricollegarsi a quanto prima. Ma cosa dici?!

Ma c’è di più: se un paziente viene dimesso, e poi ritorna anche per controlli e viene di nuovo dimesso, ad ogni passaggio è un dato positivo. Dato che si può morire solo 1 volta, anche se si viene dimessi 9 volte alla fine il risultato sarà del 90% di guarigioni e del 10% di mortalità!

C’è di più, c’è di più. Sono capaci di attuare dei calcoli statistici che un bambino in terza elementare non farebbe mai.

Ad esempio, tumore al testicolo/tumore al polmone. 
Del primo si salvano anche piu’ del 90%, del secondo si arriva a fatica al 10%. Una media stimata sarebbe del 50%, ma si nasconde che quelli del testicolo sono solo 2000, mentre i colpiti da tumore al polmone sono 40.000. A questo punto, il bambino in terza elementare comprenderebbe che la media non è piu’ 50%. Publicità ingannevole quindi: adiremo l’Antitrust!

Ma c’è una statistica che non si fa mai. 
A fronte del prezzo pagato in termini economici e di sofferenza, non si conosce se lo stesso paziente potrebbe vivere di più se si escludesse qualsiasi intervento terapeutico.

Di contro ci sono statistiche che parlano chiaro: l’aggressività di un tumore recidivante diventa esponenziale dopo la chemioterapia. L’estrema difficoltà, se non l’impossibilità di "terapeutizzare" il tumore se la necessità di una chemioterapia si ripresenta, è il sacrificio che un paziente deve pagare all'altare delle terapie chemiotossiche.

Mio Dio, è Natale. 
Nella luce delle palline di Natale, che va e viene, penso alle sofferenze umane, agli anziani abbandonati e soli, ai bambini malati negli ospedali. Penso a quanti attendono la ricerca negata di valide strategie per guarire, a quanti contano i loro minuti passare, perchè la lotta per la vita è questione di minuti. Penso alla cattiveria umana che interpone il profitto a tutto, anche alle sofferenze altrui, alle malattie.

In questa notte di Natale, desidererei che tutti i vescovi asserissero che non è vero che la malattia e la sofferenza sono preziose per avvicinarsi al Divino. Così dicendo farebbero due cose buone: non danneggerebbero Madre Natura, e non creerebbero un alibi alla catastrofe della medicina chimica.

In ultimo, in questa meravigliosa notte, desidererei che il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi facesse un grande regalo a tutti gli italiani: dato il profuso sforzo del Consiglio Superiore di Sanità, creare per loro una sede apposita, più confortevole e più lontana possibile dall’Italia, magari in Alaska, dove poter svolgere le loro preziosissime ed efficienti mansioni Direttive. Speriamo che il Presidente Berlusconi ci dia ascolto e che ci faccia questo regalo.

Buon Natale, Felice Anno Nuovo.

Giuseppe Parisi

Aduc - Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori 
Avvertenze numero 2006-1 del 1 Gennaio 2006

 

www.disinformazione.it

 

Vitamina B17 (Amigdalina o Laetrile)
Dottor Giuseppe Nacci, specialista in Medicina Nucleare 
Tratto dal libro "Diventa medico di te stesso"
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La guerra contro il Cancro è stata definitivamente vinta cinquant’anni fa, ma nessun medico oncologo-ospedaliero ve lo confesserà mai. 
In realtà, la storia della “scoperta della cura del cancro” è vecchia, molto più vecchia, vecchia di almeno 150 anni, o forse più, volendo risalire fino a Ippocrate di Kos e a ciò che dicevano i medici romani già nel Secondo Secolo Dopo Cristo…. 
Phillip Day, nel suo libro “Cancro, se vuoi la vita prepara la verità”, Credence Publications, 2003, riprende gran parte del lavoro fatto dal grande scienziato americano Ernest Krebs, con le sue riscoperte in merito all’utilizzo della vitamina B17 nella cura del cancro.

Ciò che segue sono appunti parzialmente tratti da diversi testi fra cui il libro di Phillip Day, di cui comunque, da parte dell’autore del presente lavoro, dott. Giuseppe Nacci, non si condivide la teoria trofoblastica come noxa eziopatogenetica, preferendo invece ritenere il tumore come una “semplice conseguenza di carenze vitaminiche protratte nel tempo con successiva impossibilità da parte delle cellule vecchie di andare incontro alla normale apoptosi per carenza estrema di vitamine adatte al normale funzionamento apoptotico insito nel sistema del DNA”.

In questa luce, la vitamina B17 è una vitamina naturale di “seconda linea” che interviene quando le vitamine naturali (vedi capitolo 5: “vitamine NATURALI che fanno suicidare i tumori”) risultano essere insufficienti a tenere sotto controllo il turn-over cellulare, e cloni di cellule maligne hanno iniziato a formarsi nell’organismo, eludendo, almeno in parte, le difese immunitarie normalmente preposte, in primis nei linfonodi prossimali al tumore, come i linfociti Natural Killer (vedi Quinta Dichiarazione d’Intesa). 
La storia “moderna” della vitamina B17 iniziò nel 1830, quando due scienziati francesi, Roubiquet e Bontron-Chariand, purificarono per la prima volta una strana vitamina, a cui fu dato il nome di Amigdalina o vitamina B17.

Sette anni dopo, due scienziati tedeschi, Von Liebig e Woehier, scoprirono che questa strana vitamina, normalmente contenuta in tutti i semi della frutta (ad eccezione degli agrumi) poteva essere scomposta da uno specifico enzima, e soltanto da esso, in ioni-CianuroBenzaldeide eGlucosio.
Il passaggio all’uomo, per terapie medico-oncologiche, seguì di pari passo, essendo anche nota nella Medicina Classica Occidentale l’utilizzo dei semi amari della frutta per la cura di una strana malattia metabolica, a quel tempo molto rara, chiamata “cancro”, ma che era conosciuta fin dall’antichità: ad esempio, nel Secondo Secolo Dopo Cristo i medici romani si erano accorti che il cancro era frequente nella popolazione povera di Roma e non di coloro che vivevano nelle campagne, ed avevano messo in relazione questa strana malattia con un’alimentazione troppo proteica e amidacea (legumi iperproteici come le lenticchie e pane povero di cattiva qualità).

Già allora era anche nota a tutti i medici romani la famosa affermazione di Ippocrate di Kos, fondatore della Medicina Classica Occidentale, in merito alle cure del cancro: “…il cancro non si cura con il ferro del chirurgo, ma con la dieta vegetariana e le erbe mediche… 
Così come era anche ben nota un’altra grande massima del grande medico greco: “… fa che la medicina sia il tuo cibo, e che il cibo sia la tua medicina…” 
(Nota dell’autore del presente lavoro, dott. Giuseppe Nacci: personalmente si ritiene che se il paziente tumorale è in grave pericolo di vita immediata, l’intervento chirurgico debba sempre essere eseguito; sicuramente, ai tempi di Ippocrate la chirurgia non era paragonabile a quella attuale).

Così, quindici anni dopo le prime esperienze scientifiche francesi, nel 1845, la rivista medico-scientifica francese “Gazette Medicale de Paris”, (1845, No. 13, pp.: 577-582) (VEDI ALLEGATO: “Gazette Medicale de Paris”)  e, successivamente, anche quella tedesca “Journal Chirurgie und Augenheilkunde”(1846, No. 35, pp.: 7-28), (VEDI ALLEGATO : Dr. TH. INOSMETZEFF) descrissero il primo caso di terapia metabolica con vitamina B17 per la “cura del cancro”, ad opera del medico russo Inosmetzeff, professore presso l’Università Imperiale di Tutte le Russie di Mosca: la terapia era stata eseguita su un ventenne tumorale, e la terapia era consistita in 46 grammi di Amigdalina somministrata per 3 mesi; il grande medico russo aveva curato anche una donna di 48 anni, con estese metastasi da cancro ovarico, e questa donna, nel 1845, risultava essere ancora viva dopo ben 11 anni dalla terapia metabolica con Amigdalina: in entrambi i casi, il dott. Inosmetzeff affermò di non aver notato mai effetti collaterali da parte della vitamina scoperta dai francesi nel 1830 e meglio caratterizzata dai tedeschi nel 1837.

Ma fu soltanto più di un secolo dopo, nel 1950, che uno scrupoloso ricercatore americano, Ernest Krebs, iniziò a curare di nuovo il cancro con questa strana vitamina, che, dopo averla fatta bollire, evaporare in alcool, e quindi decantare in piccoli cristalli bianchi, ribattezzò “Laetrile”.
La parola “Laetrile” è un acronimo della parola “LAEvomandeloniTRILE-glucoside. Essa è quasi equivalente all’Amigdalina naturalmente contenuta nei semini amari della frutta, con l’unica differenza di una molecola in meno di glucosio. Infatti la sua struttura chimica è: D-1mandelonitrile-beta-glucuronide, mentre l’Amigdalina è D-mandelonitrile-bi-glucoside.

Esistono almeno una dozzina di altri glucosidi cianogenetici (nitrosilidi) simili all’Amigdalina, contenuti in ortaggi, frutta (compresi i limoni), cassava, legumi e cereali (Oke: “the role of hydrocyanic acid in nutrition”, in “World Review of Nutrition and Dietetics”, Vol. II, Bourne G.H., ed. Basel : S.Karger, 1969, pp.: 170-198; Krebs E.: “The Nitrilosides in Plants and Animals”, New Rochelle : Arlington House, 1974, pp.: 145-164). (VEDI ALLEGATO: The Nitrilosides in Plants and Animals).

Nota: al capitolo 5 (“Piante che fanno suicidare il cancro”) sono riportate diverse di queste piante ricche di vitamina B17, accanto anche alla menzione di un altro centinaio di vitamine con funzioni simili (induzione di morte in cellule tumorali, senza danno alle cellule sane), anche se con meccanismo diverso (attivazione delle endonucleasi e apoptosi della cellula tumorale stessa per frammentazione del suo stesso DNA).

La vitamina B 17 è una molecola stabile, chimicamente inerte e non nociva se assunta nelle giuste quantità appropriate e sotto controllo medico. Il dosaggio iniziale raccomandato nell’adulto è di 4-5 semini amari al giorno se semini amari di albicocca (quantità maggiori o minori se di altro frutto) per la prima settimana, salendo o meno di dosaggio nella settimane successive, a discrezione del medico, fino a raggiungere valori che devono essere accuratamente calcolati in funzione dell’emi-vita biologica della vitamina B17, delle analisi urinarie (presenza di Tiocianato di sodio e di acido ippurico in quantità tale da far presumere un superamento della soglia-limite ritenuta compatibile per la terapia in atto), della massa ematica e corporea del paziente, della buona o cattiva funzionalità epatica, renale e di altri organi, della possibile colliquazione massiccia della massa tumorale con possibile exitus per blocco renale irreversibile, etc….

La farmaco-cinetica della vitamina B17 è complessa e di essa bisogna tenerne conto. In letteratura medica e/o fitoterapica sono stati riportati episodi di avvelenamento mortale in bambini dopo ingestione di cibo particolarmente ricco di vitamina B17, come bacche di piante particolari, in genere non abitualmente consumate nelle tradizioni alimentari delle varie culture del mondo (ma estremamente interessanti quindi per la cura del cancro), oppure mandorle amare, notoriamente molto più ricche di vitamina B17 dei semini amari di albicocca. 
Il decesso nei bambini è più facile a causa della più elevata concentrazione di vitamina B17 che si ha nei soggetti di piccola corporatura come il bambino rispetto all’adulto, della più piccola massa del fegato, organo elettivo per la detossificazione ematica da vitamina B17, e forse da una minor capacità funzionale degli enzimi epatici.

Personalmente si è provato ad ingerire quantità sempre più crescenti di semini amari triturati di albicocca, di ciliegia, uva, anguria, melone, etc… riscontrando in una sola occasione un po’ di nausea e cefalea: la causa di tale episodio fu, in base a studio retrospettivo della quantità di vitamina B17 ingerita da chi scrive, nel non aver rispettato la curva farmaco–cinetica stimata per un emi-dimezzamento biologico di 80 minuti, curva facilmente ricavabile da testi vari. 
Sempre dietro valutazione medica, si deve interrompere il trattamento di tanto in tanto; i semini devono essere ben masticati o precedentemente triturati; la terapia dev’essere immediatamente sospesa in caso di nausea; i semini non devono mai essere assunti tutti assieme, ma distribuiti nell’arco dell’intera giornata; è utile assumerli a stomaco pieno, allo scopo di evitare l’idrolisi parziale della vitamina a opera dell’acido cloridrico. In merito ai semini amari di albicocca, è vietato assumerne più di sei semini nello spazio di tempo di un’ora, pur in condizioni di salute ottimale; per i semini di pesca, il dosaggio orario non deve essere superiore al mezzo semino…

L’avvelenamento da vitamina B17 non è l’unico possibile; anche altre vitamine naturali, assunte in quantità eccessiva, possono condurre a morte: ad esempio, in testi di medicina è ancora riportato l’episodio avvenuto ai primi anni del XX secolo, quando esploratori artici morirono di intossicazione da vitamina A dopo aver mangiato grandi quantità di fegato di orso polare, abbattuto mesi prima per ragioni di sostentamento alimentare. 
L’unica vitamina che sembrerebbe esente da pericoli di intossicazione sarebbe la vitamina C, la cui quantità può anche superare i cinquanta grammi giornalieri.

Ritornando alla vitamina B17, Krebs scoprì che il composto reagisce all’enzima Beta-glucosidasi: quest’ultimo è caratteristico di molti tumori, ed è praticamente assente nelle cellule sane; in tale reazione, l’enzima scinde l’innocua vitamina B17 in due potenti veleni: ioni-Cianuro eBenzaldeide, quest’ultimo un potente analgesico (anti-dolorifico). 
Queste due sostanze, prodotte in piccole quantità dalle stesse cellule tumorali, si combinano allora fra loro all’interno stesso delle cellule tumorali, producendo una sostanza estremamente tossica che uccide la cellula stessa in una sorta di pseudo-apoptosi. 
Piccole quantità di questo veleno possono risultare quindi ancora attive, dopo la morte della cellula tumorale, e passare in circolo, essendo il tumore, generalmente, ben vascolarizzato in periferia.

Viceversa, le cellule sane contengono un altro enzima, la Rodanese , il quale è presente nelle cellule in quantità inversamente proporzionale alla Beta-glucosidasi; se la B 17 entra in contatto con le cellule sane, la Rodanese neutralizza gli ioni-Cianuro e ossida la Benzaldeide. I due prodotti di derivazione così ottenuti, il Tiocianato e l’acido benzoico, sono invece addirittura benefici per il nutrimento delle cellule sane; l’eventuale eccesso di tali prodotti secondari viene eliminato per via urinaria. 
Diventa pertanto chiaro che l’enzima Beta-glucosidasi produce ioni-Cianuro dai cibi nitrilosidi; si noti che gli ioni-Cianuro devono essere liberati dall’involucro della vitamina B17 o dal suo derivato Laetrile. Gli ioni-Cianuro non sono presenti liberamente nel cibo; vengono prodotti solo all’interno della cellula tumorale stessa perché solo al suo interno esiste l’enzima specifico (Beta-glucosidasi).

Nel 1947, Fishman e Aniyan così scrivevano sull’importante rivista medica Journal Biol. Chem. (Fishman W: The presence of high beta-glucuronidase activity in cancer tissue, J. Biol. Chem No. 169, pp.: 449-450 VEDI ALLEGATO: Fishman 1947): “…in tessuti prelevati da carcinomi maligni (cancri) di vari organi, compresi seno, utero, stomaco, pareti intestinali ed esofago, è stata rilevata un’attività della beta-glucosidasi da 2 a 36 volte superiore rispetto ai tessuti  adiacenti non interessati…. Metastasi dei linfonodi derivanti da cancri originatisi in vari organi contenevano beta-glucosidasi in concentrazioni più elevate rispetto ai linfonodi non interessati..”.

Sulla prestigiosa rivista Science, sempre in quell’anno (Fishman W: A comparison of beta-glucoronidase activity of normal, tumor and lymph node surgical patients, Science, No. 106, pp.: 66-67, 1947), essi aggiungevano: “… la Beta-glucosidasi elevata è probabilmente una caratteristica propria delle cellule tumorali…”

Krebs, nel suo libro “Nitrilosides (Laetriles)”, alle pagine 189-204, dichiara: 
Oltre agli alti livelli di Beta-glucosidasi, le lesioni maligne sono caratterizzate da una generalizzata e profonda carenza di Rodanese, come riferito da Homberger, Mendel, Rodney e Bowman. Rosenthal riferì di una diminuzione pari all’80% della Rodanese in tessuti tumorali epatici, ed una simile diminuzione fu rilevata nelle invasioni leucemiche dei tessuti…”.

Il ricercatore James South (VEDI ALLEGATO: http://fiocco59.altervista.org/27novembre.htm JAMES SOUTH) spiega la biochimica essenziale di ciò che accade quando una persona si alimenta con cibi nitrilosodici o assume la B 17 sotto forma farmaceutica, sia come Laetrile che come Amigdalina: ".Queste due proprietà delle cellule tumorali (un eccesso di Beta-glucosidasi, che disgrega il Laetrile ed una deficienza di Rodanese, per la disintossicazione dell'acido cianidrico, sono chiamate in causa come spiegazione sia del perché il Laetrile uccida le cellule tumorali e del perché esso non risulti preferibilmente disgregato dalle cellule tumorali in ioni-Cianuro, Benzaldeide e zucchero. Le cellule tumorali saranno di conseguenza avvelenate, dato che le cellule tumorali sono carenti dell'enzima Rodanese, dotato di azione disintossicante dall'acido cianidrico. Se dell'acido cianidrico fuoriesce dalle cellule tumorali, le cellule adiacenti normali saranno in grado di disintossicarsi da esso attraverso il loro enzima Rodanese.".

Sempre però che le quantità non eccedano le capacità del fegato e di altri organi di depurare il sangue da tale veleno indesiderato: in tal senso è compito del medico curante, dalle analisi del sangue, dall'esame clinico del paziente, valutare l'andamento della terapia metabolica.

Il Prof Marco Tasca, Primario del Reparto Radiologico dell'Ospedale Civile di Sanremo, in un suo  lavoro del 1958, sottopose ventuno pazienti italiani terminali (3 seminomi, 4 mammella, 1 utero, 2 laringe, 7 polmone, 1 esofago, 2 stomaco, 1 Hodgkin) a terapia con Laetrile, mediante iniezioni intramuscolari, riscontrando buona tolleranza al farmaco, miglioramento delle condizioni cliniche dei pazienti per tutto il periodo di cura, e con ripresa della patologia neoplastica soltanto dopo un mese, in media, dalla definitiva sospensione della terapia. Due sole furono le complicanze da lui indicate: l'emorragia e l'ittero. La prima verosimilmente legata al distacco di escare necrotiche, il secondo per azione tossica diretta sulle cellule epatiche, evenienza comunque rara (5% della sua casististica) 

Importante anche considerare il pericolo della liberazione di acido cianidrico dalla vitamina B17 assorbita a livello gastrico, a differenza invece della quasi sostanziale non pericolosità del Laetrile iniettato per via parenchimale, così come indicato nelle prime valutazioni di Morrone nel 1962, che già verificava, su 10 casi clinici presi in esame, la buona efficacia clinica di questa vitamina, che addirittura risolve il fetore dei carcinomi mammari ulcerati all'esterno, con remissione clinica in tutti i casi clinici considerati (Morrone J.: Chemotherapy of inoperable Cancer. 
Preliminary report of 10 cases trated with Laetrile, Exp. Med. Surg., 20, pp.: 299-308, 1962, VEDI ALLEGATO:http://fiocco59.altervista.org/27novembre.htm  Morrone).

L’enzima Rodanese demolisce l’acido cianidrico per produrre una sostanza non tossica: il Tiocianato. Come nota Oke nel suo testo: “The role of Hydrocyanic acid in nutrition, in World Review of Nutrition and Dietetics, Vo. 11, pp.: 170-198, Karger, Basel/New York, 1969, (VEDI ALLEGATO: OKE) “… la Rodanese è largamente distribuita in tutti i tessuti, presentando le concentrazioni più alte nel fegato. Il processo di disintossicazione può dunque aver luogo in tutte le parti del corpo, ma il fegato sarà l’organo cardine. Quando l’acido cianidrico (Cianuro) viene convertito in acido tiocianico (Tiocianato), si ottiene una riduzione della tossicità di almeno 200 volte…”. 
Quando la Beta-glucosidasi disgrega il Laetrile, viene rilasciato nell’interno della cellula tumorale Benzaldeide e ioni-Cianuro
Numerosi studi sull’uomo hanno utilizzato lo stesso Benzaldeide come farmaco anti-cancro (Kochi M.: Antitumor activity of Benzhaldehyde, Cancer Research, 64, pp.: 21-23, 1980); Kochi M.: Antitumor activity of Benzhaldehyde Derivative, Cancer Research, 69, pp.: 533, 1985).
Kochi M: 
Inhibition of experimental pulmonary metastasis in mice by b-cyclodextrin-benzaldehyde, Journal of Cancer Research and Clinical Oncology , vol. 112, No. 3, 1986, pp.: 216-220, VEDI ALLEGATO: anti-tumor activity of benzhaldehyde).

Kochi così afferma fin dal 1980: “ …non sono stati rilevati effetti tossici, inclusi disturbi ematologici o biochimici, anche in caso di ripetute somministrazioni prolungate di Benzaldeide…”

Tatsumura utilizzò una dose totale media di 393 grammi di un analogo della Benzaldeide, che si riconvertiva poi in Benzaldeide, ed ottenne un tasso di risposta positiva pari a circa la metà dei 24 pazienti sottoposti al trattamento: “…Un attento monitoraggio non dimostrò alcun effetto nocivo da parte del farmaco a dosi tanto elevate. Una completa liquefazione necrotica del tumore fu riscontrata in 2 su 3 casi nei quali è stato possibile effettuare un esame istologico…”. 
(Tatsumura T.: 4,6-O-Benzylidene-glucopyranose (BG) in the treatment of solid malignant tumour –an extended Phase I Study, Br. J. Cancer, 62, pp.: 436-439, 1990 VEDI ALLEGATO: Tatsumura).

Dean Burk dichiarò nel 1971, nel corso del Settimo Congresso Internazionale di Chemioterapia a Praga: “Test in vitro su carcinoma ascitico di Ehrlich (un tipo di cultura di cellule tumorali) hanno rilevato che, se il solo acido cianidrico ha ucciso l’uno per cento delle cellule e il solo Benzaldeide ne ha ucciso il 20 per cento, la combinazione dei due è stata efficace su tutte le cellule: Amigdalina e Beta-glucosidasi insieme, sono anche state efficaci nell’eliminazione del 100 per cento delle cellule di tumore ascitico, causata dalla liberazione delle due sostanze chimiche stesse…” (Griffin, G. Edward, World Without Cancer).

Ma già nel 1950, Krebs capì di aver urtato interessi economici molto grandi: le Multinazionali chemio-farmaceutiche, impossibilitate ad ottenere una registrazione o a rivendicare diritti esclusivi sulla vitamina B17, lanciarono una lunga campagna denigratoria contro i semini amari di albicocca, convincendo così l’intera popolazione americana della loro supposta pericolosità.

Attualmente, la spesa per il cancro ammonta a circa un decimo della spesa sanitaria totale negli Stati Uniti e, secondo i dati dell’American Cancer Society, la spesa totale per il cancro, diretta e indiretta, per ospedali, medici, infermiere, oncologi, ricerche di laboratorio, ammonta ad oltre 100 miliardi di dollari l’anno.

La Chemio-Terapia è comunque un fallimento, come ben dimostrato in molti lavori, fra cui, quello recente, di Morgan (Morgan G.: The contribution of cytotoxic chemotherapy to 5-year survival in adult malignancies, Clinical Oncol., 2004, 16, pp.: 549-560  vedi ALLEGATO:MORGAN
In questo lavoro scientifico australiano, pubblicato nel 2004, furono presi in esame dieci anni di statistiche mediche australiane e americane (gennaio 1994-gennaio 2004) sui risultati della CHEMIO nella cura del cancro. 
The Contribution of Cytotoxic Chemotherapy to 5-year Survival in Adult Malignancies  
I risultati sono catastrofici: la media dei pazienti sottoposti alla chemio, che risultano essere ancora vivi dopo 5 anni dall’inizio del trattamento “terapeutico”, è del solo 2%.

L’articolo   è   molto   semplice   come   impostazione  e,  sia   in  tabella 1 (pag. 551)   che   in   tabella 2       (pag. 552), sono riportate, in ultima colonna, le percentuali di sopravvissuti alla CHEMIO dopo 5 anni dall’inizio del trattamento per ogni singolo tipo di tumore dei 22 considerati, percentuali che qui si riassumono lievemente arrotondate e per gruppi dei tipi più comuni di cancro.

Tipo di tumore                                                                                                                                                                    Percentuale di sopravissuti

cancro del pancreas, cancro dell’ utero, cancro della prostata, cancro della vescica, cancro del rene, Melanoma,  Sarcoma e Mieloma Multiplo:0%  (zero per cento)         

cancro dello stomaco e del colon:                                                                                                                                                1%  (uno per cento) 

cancro della mammella e del polmone:                                                                                                                                             2%  (due per cento)

cancro del colon retto :                                                                                                                                                               3 - 5%  (tre - cinque per cento)

tumori al cervello:                                                                                                                                                                         4 – 5%  (quattro – cinque per cento)

cancro dell’esofago :                                                                                                                                                                    5%  (cinque per cento)

cancro dell’ovaio:                                                                                                                                                                        9%  (nove per cento)

linfoma NON Hodgkin:                                                                                                                                                                     10%  (dieci per cento)

cancro della cervice uterina:                                                                                                                                                             12%  (dodici per cento)

Seminoma del testicolo e Linfoma di Hodgkin:                                                                                                                                        40%  (quaranta per cento) 

In Australia: su 72.903 casi di cancro considerati, trattati con chemioterapia, sono sopravissuti a 5 anni solo 1.690 pazienti, pari ad una percentuale del 2,3% 

In America: su 154.971 casi di cancro considerati, trattati con chemioterapia, sono sopravissuti a 5 anni solo 3.306 pazienti, pari ad una percentuale del 2,1%  

Conflitto d’interessi delle Multinazionali chemio-farmaceutiche
Il Daily Express del 6 agosto 2000, così commentava il conflitto d’interessi delle Multinazionali chemio-farmaceutiche con gli organi governativi deputati alla salvaguardia della salute pubblica: 
I dirigenti del Committee on Safety of Medicines (Comitato per la sicurezza dei farmaci) e la Medicines Commission (Commissione del Farmaco), hanno investimenti personali nell’industria farmaceutica: eppure tali comitati sono i soli a decidere per quali farmaci è permessa la commercializzazione e per quali no…”. Secondo il rapporto, almeno i due terzi dei 248 esperti che partecipano alla Medicines Commissionhanno legami finanziari con l’industria farmaceutica: “…. ad esempio, al momento della stesura di un rapporto, uno dei membri per la regolamentazione dei farmaci, il dott. …OMISSIS…, possedeva azioni per un valore di 110.000 sterline della …OMISSIS...; un altro, il dott. …OMISSIS…, possedeva azioni di un’altra azienda, la … OMISSIS …, per un valore di 115.000 sterline; un altro ancora, il dott. …OMISSIS…, aveva un totale di 30.000 sterline impegnate in azioni della ….OMISSIS…, della …OMISSIS…., e della ….OMISSIS…. Il compito di quest’ultimo medico comprendeva l’esame dei casi nei quali un farmaco deve essere ritirato dal mercato per motivi di sicurezza…”.

Sempre il quotidiano inglese aggiungeva le dichiarazioni di un ex-dirigente: “…Le Multinazionali chemio-farmaceutiche si danno molto da fare per costruire forti legami. Il loro obiettivo è di arrivarti il più vicino possibile; si tratta di una lobby estremamente potente dal momento che dispone di risorse illimitate. Le industrie chemio-farmaceutiche offrono ai membri del CSM (Committee on Safety of Medicines)  viaggi all’estero per partecipare a conferenze, consistenti fondi per la ricerca, tali da mantenere un intero dipartimento universitario al lavoro per anni, e consulenze che possono arrotondare l’umile stipendio accademico…”.

E’ quindi facile capire perché le terapie nutrizionali e la medicina preventiva costituiscano una così grave minaccia per la Malattia-che -sostiene-l’Industria-della-Salute, e perché esse non siano praticamente mai utilizzate come terapia principale. Per far superare ad un farmaco la burocrazia legislativa, in America, possono servire oltre 200 milioni di dollari. 
Nota: in merito alle procedure di approvazione di un nuovo farmaco, vedi anche: Jan Eibenschutz: “Le procedure FDA per l’approvazione di un nuovo medicamento”, Amersham, The Health Science Group.

Chi potrà mai riuscire a risarcire un tale importo con una vitamina o un trattamento erboristico che non possono essere brevettati? 
E qui sta il problema che provoca uno stallo nella capacità della Sanità occidentale di arrestare le malattie proprie di questa parte di mondo. La maggior parte delle malattie attuali (Cancro, Infarto, Ictus, Diabete, Alzheimer, Sclerosi Multipla, Parkinson, Osteoporosi, etc…) sono malattie cronico-degenerative dovute a carenze vitaminiche, e pertanto non possono essere curate con farmaci brevettati di sintesi chimica.

Ma le sostanze chimiche brevettate costituiscono il baluardo dell’infinita potenza e ricchezza della Medicina chimica occidentale, che adesso pensa addirittura a brevettare le stesse piante modificandone il patrimonio genetico stesso (Organismi Geneticamente Modificati) con il risultato di minare la base stessa della nostra biochimica (VEDI ALLEGATI:  healg213.pdf; La Minaccia OGM al TERZO CONGRESSO MONDIALE di Medicina Integrata di Roccamorice  ; The Threat of Genetically Modified Organisms ; La minaccia degli Organismi Geneticamente Modificati ; La menace des Organismes Genetiquement Modifies ).

La brama di profitti è la reale ragione per la quale i medici non ricevono istruzione sulla Nutrizione. I veri rimedi e i metodi di prevenzione, infatti, non hanno valore commerciale. 
Quando negli anni ‘70 la notizia della sorprendente efficacia della B17 nel trattamento del cancro attraverso la terapia nutrizionale di Krebs e Gerson riprese nuovamente a  diffondersi in America, le società farmaceutiche e il sistema medico ortodosso si mobilitarono una seconda volta, volendo considerare la vitamina B17, questa volta, come un “farmaco” e che pertanto doveva essere registrato prima che il suo uso venisse ufficialmente approvato.

Il presidente Nixon fu inondato da decine di migliaia di petizioni di cittadini provenienti da ogni parte degli Stati Uniti; il suo consulente, Benno Schmidt, fu incaricato dello spinoso problema, e pertanto iniziò a consultarsi con i medici esperti di cancro: tutti erano molto convinti nel condannare il Laetrile, ma nessuno riuscì a fornire a Schmidt l’evidenza scientifica che essa non fosse efficace (Heinerman J.: “An Encyclopedia of Nature’s Vitamins and Minarals”, Prentice Hall, 1998). 
Sebbene si annunciasse al mondo che il Laetrile era inutile, si diffuse però in tutta l’America un movimento spontaneo con centinaia di filiali in tutta l’America che, a turno, tenevano incontri pubblici, conferenze stampa ed esercitavano pressione sui comitati legislativi statali per richiedere la legalizzazione della vitamina B17 . 
Si formò così il “Committee for Freedom of Choice in Cancer Therapy”.

I maggiori attacchi all’utilizzo della vitamina B17 e alla terapia nutrizionale simil-gersoniana vennero dalle organizzazioni che erano strettamente affiliate con le Multinazionali chemio-farmaceutiche, che avrebbero avuto molto da perdere se una vitamina da pochi dollari e uno stile di vita e alimentare di tipo “biologico” fossero diventati noti al pubblico come la risposta più efficace per sconfiggere il cancro (Mullins E: “Murder by injection”, VEDI ALLEGATO: Murder By Injection ). 
Esse erano: Food and Drug Administration (FDA), la American Cancer Society, il National Cancer Institute, l’American Council on Science and Health (Consiglio americano sulla Scienza e la Sanità ), il Consumer Health Fraud and Quackwatch Inc. (Consiglio Nazionale ed Organismo di Controllo contro le Frodi Sanitarie). Tali organismi di controllo si mobilitarono contro la liberalizzazione della vitamina B17 per il semplice motivo che l’industria dei farmaci contro il cancro vale undici miliardi di dollari (Moss R.: “Questioning chemotherapy: a critique of the use of toxic drugs in the treatment of cancer”, Equinox press, 1995, ISBN 188192525x) 
Alla fine, la storia la scrissero i vincitori: venne approvata una legge che bandiva il commercio del Laetrile/Amigdalina per il trattamento del cancro in tutti gli USA.

Attualmente, il trattamento del cancro con Laetrile è vietato in America, per legge, anche se praticato da medici. Ciò spiega il motivo per cui decine di migliaia di cittadini americani si fanno curare in costose cliniche private costruite appena oltre il confine messicano, alle Bahamas, e in altri luoghi, ove si recano, ufficialmente, “per villeggiatura” (VEDI ALLEGATO : “Mexican Clinics”). 
Ad esempio, il dott. Francisco Contreras, attuale amministratore dell’ospedale Oasis of Hope di Tijuana (VEDI ALLEGATO: Contreras), Messico, in 35 anni di attività ha curato oltre 60.000 pazienti con la terapia nutrizionale vegetariana e vitamina B17 associata. 
Il dott. Ernesto Contreras che utilizza il Laetrile dal 1963, ha affermato: “…Gran parte dei cancri maggiormente frequenti, come il cancro del polmone, del seno, del colon, delle ovaie, dello stomaco, dell’esofago, della prostata e i linfomi, migliorano notevolmente con il Laetrile…”.

Aspetti clinici della terapia con Laetrile (vit. B 17)  per endovena 
Attualmente è vietato per legge tale procedura terapeutica, sia in Usa che in altri paesi. 
Ma in un lavoro del 1962 (Morrone J.: Chemotherapy of inoperable Cancer. Preliminary report of 10 cases trated with Laetrile, Exp. Med. Surg., 20, pp.: 299-308, 1962, VEDI ALLEGATO: Morrone), in dieci casi clinici in stadio avanzato di cancro, non trattati con Chemio, si dimostrò la buona efficacia clinica di questa vitamina, con remissione clinica di tutti i casi clinici considerati.

Si presero in considerazione DIECI casi di tumore avanzato, con metastasi, senza possibilità di condurre a buon fine interventi chirurgici:

Primo caso: Donna di 62 anni, di 118 libbre di peso, alta 62 pollici ( 1 pollice = 25 millimetri ). PAO (Pressione Arteriosa Omerale) = 144/95 millimetri di Mercurio. Affetta da adenocarcinoma di entrambe le mammelle con metastasi ossee al cranio, al rachide e alle pelvi. Presentava adenopatie ad entrambi gli inguini. Era stata operata di mastectomia bilaterale 18 anni prima. Non aveva mai fatto Chemio-Terapia, ma solo Radio-Terapia. Durante gli ultimi 6 mesi la paziente presentava dolori alla schiena, sull’intero rachide spinale, alle pelvi, alle coscie e alle gambe. Era incapace di sdraiarsi e doveva dormire su una sedia. La paziente doveva assumere Codeina e altri analgesisici ogni 2-3 ore. Il Laetrile le fu subito iniettato in vena, al dosaggio di 1 grammo: in 5 minuti la PAO scese di 12 millimetri di Mercurio, ma senza altri effetti collaterali. Il giorno successivo stava meglio, e i dolori si erano ridotti; l’appetito le era ritornato. In 1 mese la paziente ricevette 6 iniezioni di Laetrile: 4 da 1 grammo e 2 da 2 grammi . Durante il periodo di trattamento la paziente ritornò a casa, libera dai dolori, smettendo di assumere la Codeina , e prendendo soltanto 10 grani di Aspirina al bisogno o durante la notte per dormire. Nell’ultimo esame risultò completamente libera dai dolori. L’emocromo dimostrò infine incremento sia dei globuli rossi che dell’emoglobina.

Secondo caso: Uomo di 74 anni, 163 libbre di peso, alto 62 pollici ( 1 pollice = 25 millimetri ), PAO = 188/100 millimetri di Mercurio. Diagnosi di carcinoma inoperabile del polmone sinistro con metastasi in sede mediastinica. Mai eseguita Chemio-Terapia. Durante gli ultimi mesi, prima del ricovero, il paziente presentava tosse, dolore costante al torace, dispnea, sangue espettorato con la tosse, anoressia, perdita di peso ( 15 libbre ). Gli esami X-Ray dimostravano una massa sul lato sinistro del polmone. Broncoscopia e biopsia stabilivano la diagnosi di carcinoma del polmone. Una toracotomia esplorativa dimostrava un carcinoma estensivo del polmone sinistro con metastasi e lesioni alla pleura, diaframma, aorta, pericardio e mediastino: la condizione fu considerata inoperabile. Il dolore era così costante e severo che il paziente prendeva Meperidina e Codeina ogni 2-3 ore. Quando fu ascoltato per la sua malattia (anamnesi), egli aveva una così grande difficoltà a parlare e a respirare, che la sua storia clinica fu raccontata dalla moglie. L’esame medico rilevò sclere itteriche, congiuntive pallide, ingrandimento e dolenzia delle ghiandole cervicali e sopraclaveari, debolezza, edema dalle caviglie alle ginocchia. Il Laetrile, al dosaggio di 1 grammo , fu iniettato in vena. In 5 minuti la PAO scese di 28 millimetri di Mercurio, ma senza alcun segno di shock o di altri effetti avversi. Diversi giorni dopo, dopo la seconda iniezione intravenosa di 1 grammo di Laetrile, la PAO scese di 15 millimetri di Mercurio, ma senza alcun effetto collaterale, tranne una sensazione di prurito e di tensione alla spalla sinistra. Una settimana dopo, sia il dolore, sia la dispnea, sia l’edema erano sensibilmente diminuiti. Il colore cutaneo e l’aspetto generale erano migliorati. In un periodo di 7 settimane il paziente ricevette 16 iniezioni di Laetrile: 7 da 1 grammo 6 da 1,5 grammi , e 3 da 2 grammi . Il dolore era ridotto e l’appetito si era incrementato, ma senza aumento di peso del paziente. L’assunzione di Meperidina e di Codeina si era fatta discontinua.

Terzo caso: Donna di 40 anni, 113 libbre di peso, alta 61 pollici ( 1 pollice = 25 millimetri ). PAO = 140/90 millimetri di Mercurio. Diagnosi di carcinoma della mammella sinistra infiltrante i linfonodi ascellari, con metastasi al fegato. Mastectomia e Radio-Terapia in passato. Mai eseguita Chemio-Terapia. Negli ultimi 6 mesi precedenti il ricovero, la paziente accusava dolore molto severo all’addome e alla schiena. Meperidina, Morfina e Oppio erano richiesti al bisogno. Laetrile, al dosaggio di 1 grammo fu iniettato in vena. In 5 minuti la PAO scese di 10 millimetri di Mercurio, ma senza effetti collaterali apparenti. Il giorno successivo non vi era più dolore. Una seconda iniezione di Laetrile, da 1 grammo , fu ripetuta, determinando una caduta della PAO di 12 millimetri di Mercurio. In un periodo di 4 settimane la paziente ricevette 12 iniezioni di Laetrile, 10 da 1 grammo e 2 da 1,5 grammi . Il dolore si ridusse sensibilmente, e bastava un solo dosaggio di analgesico oppioide al momento di andare a dormire. Il morale e l’appettito migliorarono sensibilmente, ma non il peso della paziente. L’emocromo dimostrò un incremento nella conta dei globuli rossi e dell’emoglobina.

Quarto caso: Donna di 38 anni, 155 libbre di peso, 62 pollici ( 1 pollice = 25 millimetri ) d’altezza PAO = 160/90 millimetri di Mercurio. Diagnosi di adenocarcinoma della mammella sinistra con carcinomatosi. Sottoposta in passato a mastectomia, Radio-Terapia e castrazione. La paziente giunge con grave dolore alla spina dorsale, al torace, alle pelvi, alle gambe, alle braccia e alle mani. Esami X-Ray confermano la diagnosi di carcinoma metastatizzato. L’adenopatia era presente. Codeina, Meperidina e Oppio erano richiesti per il controllo del dolore. Il Laetrile, al dosaggio di 1 grammo , fu iniettato in vena. Non furono osservati effetti collaterali avversi. Nei giorni successivi il dolore si ridusse e l’appettito aumentò, assieme alle condizioni generali della paziente. Una seconda iniezione endovenosa di Laetrile, da 1 grammo , fu fatta successivamente in quei giorni: in 5 minuti la PAO scese di 16 millimetri di Mercurio, ma senza altri effetti collaterali avversi.  Tre giorni dopo la paziente riferì che il dolore era considerevolmente diminuito e che adesso necessitava di un dosaggio minimo di oppioidi. In un periodo di 18 giorni ella ricevette 8 iniezioni di Laetrile, 5 da 1 grammo , 2 da 1,5 grammi e 1 da 2 grammi . Durante il periodo di terapia, la paziente dimostrò un progressivo miglioramento e il dolore si fece molto lieve. Gli oppioidi non furono più somministrati. Il morale divenne eccellente. Non si osservarono altri effetticollaterali dopo le iniezioni. L’emocromo dimostrò un miglioramento nella conta dei globuli rossi e dell’emoglobina.

Quinto caso: Ragazzo di 20 anni, 200 libbre di peso, alto 69 pollici ( 1 pollice = 25 millimetri ) PAO = 114/70 millimetri di Mercurio. Diagnosi di linfoma di Hodgkin. Diagnosticato in base a biopsia eseguita su ghiandola cervicale ingrandita. Impiegata Radio-Terapia. Il paziente accusava debolezza, capogiri e dolori all’ascella e all’inguine. I linfonodi ascellari e inguinali erano palpatoriamente ingranditi. Le congiuntive e le sclere erano pallide e itteriche. Il Laetrile, al dosaggio di 1 grammo , fu iniettato in endovena. In 10 minuti la PAO scese di 6 millimetri di Mercurio, ma senza altri effetti collaterali. Quattro giorni dopo il paziente riferì di sentirsi più attivo, con miglior appetito, e di non aver sofferto di altri effetti collaterali. Una iniezione di Laetrile, al dosaggio di 1 grammo , fu ripetuta pochi giorni dopo: la PAO scese di 4 millimetri di Mercurio, ma senza altri effetti collaterali. In un periodo di 4-5 mesi, la paziente ricevette 19 iniezioni di Laetrile, 5 da 1 grammo, e 14 da 2 grammi . Durante il periodo di terapia, i dolori al collo e all’inguine cessarono e scomparve l’adenopatia. Il paziente divenne euforico e migliorò il suo stato generale. Non furono osservati altri effetti collaterali avversi dopo le iniezioni. I valori ematici del sangue migliorarono sensibilmente.

Sesto caso: Donna di 37 anni, 190 libbre di peso, alta 66 pollici ( 1 pollice = 25 millimetri ). PAO = 280/110 millimetri di Mercurio. Sia la madre che la sorella erano morte di cancro al seno. Sottoposta in precedenza a mastectomia radicale (sinistra). Diagnosi di adeno-carcinoma infiltrante della mammella sinistra e metastasi all’ascella sinistra con masserelle nodulari multiple secernenti. La principale complicanza era un severo dolore sul lato sinistro, che necessitava dell’uso di Codeina, e da un cattivo odore proveniente dalle masse nodulari secernenti dell’ascella sinistra. Il controllo di queste complicanze era basato sull’utilizzo a giorni alterni di Oppio e di Meperidina. La spalla e il braccio sinistro erano doloranti e tumefatti. La pelle era arrossata e traslucida. La circonferenza del braccio sinistro misurava circa 20 pollici ( 1 pollice = 25 millimetri ), ed era comparata alla circonferenza del braccio destro ( 13 pollici ). Adenopatie erano presenti sull’intera ascella sinistra e in area sopraclaveare, ad entrambi i lati del collo e alla mammella destra. Il fegato era palpabile e dolente alla palpazione. Entrambi i lati del torace erano dolenti alla palpazione e particolarmente doloranti sotto i colpi di tosse. Il Laetrile, al dosaggio di 1 grammo , fu iniettato per endovena. In cinque minuti la PAO scese di 38 millimetri di Mercurio, ma senza altri effetti collaterali. Il giorno successivo la paziente ricevette una seconda iniezione di Laetrile. Il dolore e la tosse iniziarono a diminuire e così pure vi era meno materiale secernente dalle masserelle nodulari dell’ascella sinistra. Comunque, la paziente riferì una sensazione di calore e di prurito nell’area malata. Dopo la terza iniezione, il dolore si era alleggerito e lo sgradevole odore (fetor) era scomparso. Dopo la quarta iniezione, lo spurgo di materiale era completamente cessato e l’area era libera da odori cattivi. Croste multiple ricoprivano le masserelle in via di guarigione. L’infiammazione e l’indurimento delle masserelle erano completamente sparite. La struttura della pelle e del braccio sinistro era ritornata normale. In un periodo di 5 mesi, la paziente ricevette 50 iniezioni di Laetrile, 9 da 1 grammo , 39 da 2 grammi , e 2 da 2,5 grammi . L’immediata caduta della PAO era controllata con Fenilefrina da 0,3 milligrammi, usata simultaneamente al Laetrile. Durante il periodo di trattamento la paziente ritornò al lavoro. Il dolore e la tosse erano scomparsi. Il materiale organico escrescente dalle masserelle nodulari cessò, e così pure l’odore (fetor). La circonferenza del braccio sinistro si era ridotto da circa 20 pollici ( 1 pollice = 25 millimetri ) a 17 pollici , indicazione di una minore tumefazione. Oppioidi per controllare il dolore e la tosse non furono più richiesti. Non furono osservati altri effetti avversi dopo ciascuna iniezione. In questo caso il trattamento con Laetrile continuò da 7 luglio 1961 fino al maggio del 1962. In questo lungo periodo di dieci mesi, la paziente ricevette 133 iniezioni di Laetrile, due volte alla settimana o più spesso. Confrontando prima e dopo le analisi del sangue, si dimostrò un definitivo incremento del numero dei globuli rossi e dell’emoglobina. Le adenopatie e le tumefazioni regredirono di una considerevole estensione.

Settimo caso. Ragazzo di 21 anni, 149 libbre di peso, alto 170 pollici ( 1 pollice = 25 millimetri ). PAO = 110/70 millimetri di Mercurio. Diagnosi di Linfoma di Hodgkin. Una massa era presente davanti all’orecchio destro, ed era ritornato dopo 4 anni di apparente remissione; quando era stato rimosso, era stato diagnosticato come Linfoma di Hodgkin; un linfonodo duro, dolorante e ingrandito era adesso presente nella regione sterno-cleidomastoidea, e misurava 3 x 2 centimetri . Laetrile da 1 grammo fu iniettato in endovena. La PAO scese di 4 mm di Mercurio ma senza ulteriori effetti avversi. Tre giorni dopo il linfonodo si era ridotto di volume, si era fatto soffice, ed era meno dolorante. Dopo il sesto giorno tutti i dolori cessarono. In un periodo di 4 mesi, egli ricevette 27 iniezioni di Laetrile, 10 da 1 grammo e 17 da 2 grammi. Non si osservarono effetti avversi. Una iniezione, fatta direttamente nella massa tumorale, fu seguita da prurito e dolore locale. Durante il periodo di trattamento il paziente ritornò al collegio. Il dolore era assente, l’appetito buono, il peso incrementato di 13 libbre , e lo stato generale eccellente. I valori ematici, sotto terapia con Laetrile, erano migliorati.

Ottavo caso. Uomo di 66 anni, 120 libbre di peso, alto 68 pollici ( 1 pollice = 25 millimetri ), PAO = 188/98 millimetri di Mercurio. Diagnosi di cancro inoperabile della prostata con possibile metastasi al fegato. L’Emoglobina era di 10 grammi / 100 cc (millilitri) di sangue. Il paziente lamentava nicturia, ematuria, nausea, vomito, e severo dolore agli inguini e alle cosce. Codeina e Meperidina erano richieste al bisogno. La pelle e le sclere degli occhi erano itterici. Aveva dolore da adenopatie ad entrambi gli inguini. Laetrile da 1 grammo fu iniettato per endovena. In sette minuti la PAO scese di 68 millimetri di Mercurio, e la pelle divenne calda e umida di sudore. Il paziente appariva in procinto di shock, ma rispose prontamente all’iniezione di Fenilefrina. Il giorno dopo fu ripetuta l’iniezione di Laetrile. La PAO scese di 10 millimetri di Mercurio, ma non ci furono reazioni di shock. Dopo la seconda iniezione, i dolori cessarono e l’impiego degli oppiacei non divenne più obbligatorio. Nausea e vomito si alleggerirono, e anche l’itterizia si ridusse. In un periodo di 4 giorni egli ricevette tre iniezioni di Laetrile da 1 grammo . Durante questo periodo egli non ebbe più dolore e gli oppioidi furono assunti in maniera discontinua. Il sanguinamento dalle urine cessò. Nausea e vomito si alleggerirono, e l’itterizia diminuì ancora. L’emocromo e le analisi delle urine non mostrarono variazioni.

Nono caso.  Donna di 65 anni, 110 libbre di peso, alto 66 pollici ( 1 pollice = 25 millimetri ), PAO = 160/90 millimetri di Mercurio. Diagnosi di adeno-carcinoma del pancreas e dell’omento. Emoglobina : 11,5 grammi/100 cc (millilitri) di sangue. Il fegato era palpabile e noduli dolenti si estendevano fino a 3 pollici ( 1 pollice = 25 millimetri ) sotto il margine costale. Durante i precedenti sette mesi prima del ricovero, la paziente aveva sofferto estremi dolori e aveva perso 20 libbre di peso. La Meperidina era richiesta al bisogno. Ella era emaciata, spossata, itterica e inabile a stare senza assistenza. Il Laetrile da 1 grammo fu iniettato in endovena. Non ci furono effetti avversi. Una seconda iniezione fu fatta 4 giorni dopo. Il dolore fu parzialmente risolto e il dosaggio della Meperidina fu ridotto. I valori ematici e urinari non mostrarono cambiamenti sotto terapia con Laetrile.

Decimo caso. Ragazzo di 17 anni, 140 libbre di peso, alto 71 pollici , PAO = 110/70. Diagnosi di Linfoma di Hodgkin, con metastasi al torace. Durante gli ultimi tre mesi prima del ricovero, una grande massa era cresciuta nella regione sopraclaveare sinistra e aveva raggiunto le dimensioni di un quarto di una arancia. Il paziente lamentava dolore ad entrambe le ascelle, spossatezza, nausea e anoressia. Aveva perso 25 libbre ed era itterico. La biopsia confermò la diagnosi. I linfonodi ascellari erano ingranditi, specialmente sul lato destro.  X-Ray mostravano il progressivo ingrandimento nel torace della massa nodulare. Laetrile da 1 grammo fu iniettato per endovena. In 5 minuti la PAO scese di 6 millimetri di Mercurio ma senza altri apparenti effetti. Esaminando il paziente 2 giorni dopo, si notò che la massa al collo era più soffice e più piccola. In 5 giorni si ridusse di circa la metà rispetto alle dimensioni originali, si fece ancora più soffice e divenne mobile. I linfonodi ascellari erano adesso appena palpabili. Egli era libero da dolori e l’appetito era ritornato. In un periodo di 5 mesi ricevette 36 iniezioni di Laetrile, 19 da 1 grammo e 17 da 2 grammi . Non ci furono reazioni avverse. Durante il periodo di trattamento non ci fu dolore e non ci fu ingrandimento della massa sopraclaveare. L’appetito aumentò e il paziente mise su 24 libbre . Ritornò ai suoi studi. L’emocromo dimostrò un netto incremento dei globuli rossi e dell’emoglobina.

Casistiche 
Interessanti, risultano essere quindi i confronti della ”Medicina Classica Fitoterapica” a base soprattutto di vitamina B17 (ma anche di alimentazione deprivata di proteine, vitamina B12, di glucosio e di Sodio, rispetto invece alle ”moderne” terapie anti-tumorali,  tutte a base di Chemioterapia,  Radioterapia e Chirurgia. 
Si riporta, a tale scopo, un’indagine retrospettiva sulla  cura  del Melanoma attuato dalla “Terapia Gerson” confrontata con “Terapie Convenzionali” (Chirurgia, Radioterapia, Chemioterapia).

Una indagine di questo tipo fu condotta in USA prendendo in esame pazienti affetti da Melanoma e che erano sopravvissuti per almeno 5 anni dall’inizio della terapia. Tale periodo di tempo fu preso come termine,  poiché corrispondente al periodo terminato il quale i pazienti vengono considerati ”curati” secondo i ricercatori oncologici dell’American Cancer Society
L’indagine retrospettiva metteva a confronto dati di sopravvivenza di malati di Melanoma che avevano aderito ai protocolli della terapia Gerson (in totale 153 casi di pazienti gersoniani), confrontandoli con l’indice di sopravvivenza fissato a cinque anni delle terapie convenzionali attualmente in uso,  e cioè Chirurgia, Radioterapia e Chemioterapia, derivati su dati estrapolati dalla letteratura medica su 16.229 casi (pazienti convenzionali). 
Questi ultimi ebbero percentuali di sopravvivenza di gran lunga inferiori a quelli trattati con la terapia Gerson,  morendo in genere entro 1 anno,  rispetto invece ai pazienti gersoniani,  per i quali la percentuale di sopravvivenza a cinque anni fu di quasi il 70% (in realtà fu del 69%).

Tale indagine retrospettiva sul melanoma fu condotta dai membri del Gerson Institut e da  membri del Cancer Prevention and control Programdell’Università della California,  entrambi situati a San Diego.  Questa indagine retrospettiva  descriveva  tutti  i  pazienti, anche  quelli  che  non  risposero  alla  terapia  Gerson, e  includeva  i  Melanomi di  Grado  Primo  e  Secondo (cioè  Melanomi  localizzati), di  Grado  Terzo  A    e  Terzo  B (cioè  con  metastasi  localizzate), di Grado Quarto A (metastasi diffuse nei linfonodi, nella pelle, e nei tessuti subcutanei) e di Grado Quarto B (metastasi negli organi viscerali).

Nel settembre del 1995 una rivista medica specializzata pubblicò questo lavoro con l’articolo ”Aspettativa di vita a cinque anni in pazienti affetti da Melanoma curati con la terapia dietetica secondo il metodo del dott Gerson: un’indagine retrospettiva” (Hildebrand, G.L.: Five year survival rates of melanoma patients treated by diet therapy after the manner of Gerson: a retrospective review, in Alternative Therapies, vol.1[4], september 1995, pp. 29-37. VEDI ALLEGATO: “MELANOMA”)

Dall’indagine retrospettiva risultò che per tutti i pazienti affetti da Melanoma di Grado Primo e Secondo (14 pazienti gersoniani e 15.798pazienti convenzionali cioè trattati con tecniche tradizionali (Balch, C.M.: Cutaneous melanoma: prognosis and treatment results word wide, in Semin. Surg. Oncol., No.8, 1992, pp. 400-414),  risultò che il 100% dei pazienti gersoniani era ancora vivo dopo 5 anni, contro invece il 79% dei pazienti convenzionali.

Sempre dalla stessa indagine retrospettiva risultò che per i pazienti affetti da Melanoma di Grado Terzo (cioè con metastasi localizzate), costituiti da 17 pazienti gersoniani e 103 pazienti convenzionali,  questi ultimi curati presso la clinica tedesca Fachklinik Hornheide (Drepper, H.: The prognosis of patients with stage III melanoma: prospective long term study of 286 patients of the Fachlinik Hornheide, in: Cancer, vol. 71, 1993, pp.1239-1246), risultò che l’82% dei pazienti gersoniani era ancora vivo dopo 5 anni, contro invece il 39% dei pazienti in terapia convenzionale.

Sempre dalla stessa indagine retrospettiva risultò che per i pazienti affetti da melanoma di Grado Terzo A e di Grado Terzo B, costituiti da 33pazienti gersoniani e 134 pazienti in terapia convenzionale,  questi ultimi curati presso la clinica tedesca Fachklinik Hornheide (Drepper, H.:The prognosis of patients with stage III melanoma: prospective long term study of 286 patients of the Fachlinik Hornheide, in: Cancer, vol. 71, 1993, pp.1239-1246), risultò che il 71% dei pazienti gersoniani era ancora vivo dopo 5 anni, contro invece il 41% dei pazienti in terapia convenzionale.

Sempre dalla stessa indagine retrospettiva risultò che per i pazienti affetti da Melanoma di Grado Quarto A, costituiti da 18 pazienti gersonianie 194 pazienti in terapia convenzionale studiati dall’Eastern Cooperative Oncology Group (Ryan L.:  Prognostic factors in metastatic melanoma,  in: Cancer,  vol.  71,  1993,  pp.  2995-3005), ),  risultò che il 39% dei pazienti gersoniani era ancora vivo dopo 5 anni, contro invece il 6% dei pazienti in terapia convenzionale.

La percentuale di sopravvivenza per il Melanoma di Grado Quarto B non fu valutata.

Infine, dei 153 pazienti gersoniani arruolati nello studio, 71 di essi non figurano nelle liste finali,  poiché mancanti di dati di follow up,  o perchè morirono per cause estranee al Melanoma,  o perché smisero di tenersi in contatto con i ricercatori.

In un altro lavoro, del 1962 (Morrone J.: Chemotherapy of inoperable Cancer. Preliminary report of 10 cases trated with Laetrile, Exp. Med. Surg., 20, pp.: 299-308, 1962, VEDI ALLEGATO: Morrone), in dieci casi clinici in stadio avanzato di cancro, non trattati con Chemio, si dimostrò la buona efficacia clinica della vitamina B17, che addirittura dimostrava di risolvere il caratteristico “fetor“ dei carcinomi mammari ulcerati all’esterno, con remissione clinica di tutti i casi clinici considerati.

Nel 1994, il prof. Binzen pubblicò i risultati da lui ottenuti trattando i pazienti con Laetrile negli anni 1974-1991. Su una casistica comprendente 180 pazienti che presentavano cancro primario (non metastatizzato e circoscritto ad un singolo organo o tessuto), 131 erano ancora vivi nel 1991, data in cui veniva pubblicato il rapporto. A quel tempo, 58 pazienti erano stati seguiti per un periodo dai 2 a 4 anni, mentre 80 di essi avevano avuto un follow-up medico per un periodo di 5-18 anni. Dei 42 pazienti che erano deceduti nel 1991, 23 erano morti a causa del cancro contratto, 12 per “cause non connesse” e 7 per “cause sconosciute” (Binzel E.P.: “Alive and Well”, VEDI ALLEGATO: “Alive and Well “).

Tra i pazienti che presentavano metastatizzazione, 32 su 108 erano morti della loro malattia, 6 per “cause non connesse”, e 9 per “cause sconosciute”. Dei 61 pazienti ancora vivi nel 1991, 30 avevano avuto un follow-up medico di 2-4 anni, 31 erano stati seguiti per un periodo di 5-18 anni.

Da un’altra casistica, quella del dott. John A. Richardson, del 1976, risultano documentati oltre 6.000 casi che dimostrano un effetto positivo della vitamina B17 contro il cancro.

Esistono 4.800 casi documentati e attentamente studiati dal dott. Ernesto Contreras, selezionati fra circa 10.000 cartelle cliniche raccolte in 14 anni di esperienze con il Laetrile, cartelle cliniche che salgono a circa 100.000 considerando anche i casi clinici osservati fino all’anno 2000. Parte di questa casistica è disponibile alla clinica Oasis of Hope di Tijuana (VEDI ALLEGATO: Contreras).

Il dott. Paul Wedel dell’Oregon, anche lui guarito dal cancro con vitamina B17 e dieta simil-gersoniana, ha documentato circa 4.000 casi di trattamento metabolico.

Altri 1.000 casi sono stati documentati dal dott. Manuel Navarro dell’Università Santo Tomas di Manila, Filippine.

Addirittura, lo stesso governo messicano, sotto la guida del dott. Mario Soto de Leon, direttore medico della Cydel Clinic di Tijuana, sta monitorando circa cento pazienti in terapia metabolica simil-gersoniana con vitamina B17.

In Germania, il dott. Hans Nieper ha documentato circa 1.000 casi  (http://www.mwt.net/~drbrewer)

Interessante considerare che casi clinici come quelli del sig. Glen Rutherford del Kansas, guariti completamente a Tijuana, sono inseriti negli archivi dei tribunali come “cure”.

Curiosamente, anche personaggi politici di una certa rilevanza, come l’ex-presidente americano Reagan asserirono più volte il diritto di scegliere liberamente il Laetrile come trattamento per il cancro (“Mike Blair: Reagan reaffirms Laetrile backing. Even as federal bureaucrats were tryng to bury Laetrile with a rigged report, President Reagan was reasserting his view that people should be free to use the substance….”).

Se il cancro appare misterioso e spaventoso, è perchè la società lo ha confezionato in questo modo. Ma la realtà è che il genere umano è stato sempre afflitto nel passato da malattie, quelle che la Storia ricorda come “incurabili” e che queste furono sconfitte dalla semplice modifica dell’alimentazione e da una semplice vitamina.

Il cancro, quindi, non è altro che una malattia metabolica, cronico-degenerativa, dovuta alla carenza cronica di vitamine naturali fra cui, soprattutto, la vitamina B17.

Ricordiamo le altre malattie “incurabili”:
Scorbuto (tasso di mortalità variabile, debellata dalla vitamina C); 
Pellagra (tasso di mortalità del 97%; debellata dalla Niacina o vitamina B3); 
Anemia perniciosa (tasso di mortalità del 99%, debellata dalla vitamina B12 e dall’acido folico); 
Beri Beri (tasso di mortalità del 99%, debellata dalla Tiamina o vitamina B1);

Dott. Giuseppe Nacci 
Medico Chirurgo 
Specialista in Medicina Nucleare 
www.lecurenaturali.com

Dottor Giuseppe Nacci, specialista in Medicina Nucleare 
Tratto dal libro "Diventa medico di te stesso"
ORDINA LIBRO


Dello stesso autore:
Giuseppe NACCI: “MILLE PIANTE PER GUARIRE DAL CANCRO SENZA CHEMIO”,  libro on-line, di circa 500 pagine, liberamente scaricabile da INTERNET da vari siti a cui è stato regalato (www.erbeofficinali.org www.mednat.org ) dopo la chiusura del proprio sitowww.lecurenaturali.com, su “pressioni” dell’Ordine dei Medici di Trieste

Ulteriori testi in lingua inglese presenti sulla vitamina B 17:

http://www.thefountainoflife.ws/cancer/howgood.htm 
www.1cure4cancer.com/scientificfacts.html 
www.curezone.com/diseases/cancer/laetrile.asp
www.worldwithoutcancer.org.uk/analysisindex.html 
http://www.thefountainoflife.ws/cancer/howgood.htm 
www.internalhealth.com/1newsletter_jan03.htm 
health.centreforce.com/health/laetrile.html
 
www.anticancerinfo.co.uk/In Brief Series webpage.htm 
www.worldwithoutcancer.org.uk/analysis7.html 
http://www.antiaging-systems.com/extract/laetrile.htm 
http://www.smart-drugs.net/ias-laetrile-cancer.htm 
http://www.brave-souls.com/therapy.html 
http://www.1cure4cancer.com/controlcancer/information/laetrile.htm 
www.1cure4cancer.com/FAQ.htm

 


La cura del cancro... del Dott. Gerson

 

 

 

Cannabis, cancro e sclerosi multipla

Personalmente sono assolutamente d'accordo con l'uso a scopo terapeutico così come a completo sfavore negli altri casi.

 

Di Paolo Barnard, dalla Trasmissione televisiva "Report",

 

NON SEMPRE IL FUMO FA MALE

di Paolo Barnard 
In onda domenica 18 febbraio 2001

D - " Stefano, da quanto tempo e' che convivi con un tumore?"

"17 anni."

D - " Quante chemioterapie hai fatto finora?"

"Questo che sto facendo e' il ventesimo o il ventunesimo ciclo, non sono precisissimo."

D - " Sei un veterano...purtroppo"

"Purtroppo o per fortuna, ma si' possiamo dire che lo sono."

Un veterano della guerra al cancro, Stefano, 42 anni, bolognese, usa abitualmente la cannabis, e cioe' la marijuana, come farmaco coadiuvante nei cicli di chemioterapia cui deve sottoporsi. Si', avete capito bene, proprio la cannabis, che oggi in Italia e' considerata un droga pericolosa e illegale. Ma da anni e da tutto il mondo si levano voci di malati e di medici che ne lodano le proprieta' terapeutiche. E' precisamente di queste presunte proprieta' che tratta questa inchiesta.

D - " Stefano, prima di usare la marijuana come stavi?"

"Ho cominciato a usarla per fini terapeutici nel '96, fino ad allora gli effetti collaterali erano intensi, testa pesante, una nausea tremenda, l'appetito che torna dopo 5 o 6 giorni, era veramente pesante. Io so che la cannabis funziona. Torno a casa mi faccio la canna e mi torna l'appetito, a quel punto io immediatamente mangio, l'umore mi si raddrizza, e in quel momento comincio a riprendermi, mentre 5 o 6 anni fa io tornavo a casa ed ero distrutto per giorni e giorni."

Filmo il rientro di Stefano dall'ospedale, dal luogo cioe' dove avevo registrato l'intervista che avete appena letto. A casa l'attende una sigaretta di cannabis, un piatto di carne gustosa ed alcuni amici. Stefano fuma lo spinello, ed effettivamente mangia con gusto. Alla fine del pasto mi dice:

"Questo che hai appena visto in ospedale, al momento, e' proprio da escludere."

Cambio regione, citta', e malattia. La storia di Sergio, la parte della sua vita che e' pertinente a questa inchiesta, inizia nel 1997 lungo una strada statale di Bressane, in provincia di Rovigo. Sergio era al volante della sua auto, uno schianto tremendo e come conseguenza un futuro da tetraplegico legato a una sedia a rotelle. Oggi la sua condizione gli porta una infinita serie si complicanze neurologiche e muscolari, che anche Sergio, stanco degli insuccessi della medicina, cura fumando cannabis.

D - " Sergio, quali sintomi ti complicano la vita?"

"Sono le contrazioni e gli spasmi muscolari in primo luogo, poi altre complicanze varie."

D - " La contrazione piu' fastidiosa quale e'?"

"E' quella del tappeto addominale, perche' se bevo sputo, se mangio mi passa l'appetito, e poi ci sono le contrazioni degli arti inferiori che mi prendono anche tutta la schiena."

D - " Ma i farmaci che ti hanno dato cosa ti fanno?"

"Non ho avuto una gran scelta di farmaci, perche' ce n'e' solo uno, ma anche quello fa poco... mi da' due ore di tranquillita', poi mi tornano le contrazioni e mi mancano 6 ore alla prossima dose."

D - "Hai sintomi collaterali per questi farmaci?"

"Si' secchezza fauci e testa vuota, poi ci sono rischi elencati nel foglietto illustrativo che arrivano fino al coma."

D - " Tu hai detto che fumi la marijuana e che ne trai grande beneficio; ma qualcuno potrebbe dirti che e' lo sballo che ti fa qualcosa e che non c'e' un'azione veramente medica. Cosa rispondi?"

"L'esito e' immediato, come lo riscontro io lo riscontrano le persone intorno a me. Avevo i genitori contrari alla cannabis, ma hanno visto che danno rimedio alle mie contrazioni, anche se danno lo sballo. Funziona meglio dei farmaci, non c'e' dubbio."

Dopo pochi minuti arrivano i genitori di Sergio, e ne approfitto per verificare con loro quanto dettomi.

D - " Voi eravate contrari alla marijuana?"

"Si' inizialmente lo eravamo - risponde la madre del ragazzo, - poi abbiamo cambiato idea dopo l'incidente. Abbiamo visto in effetti che quando fuma lo spinello sta meglio, le contrazioni si placano sotto i nostri occhi. I medicinali che prende sono piu' dannosi di sicuro, mentre con la cannabis lui mangia di piu', dorme un po' piu' a lungo e sta comunque meglio."

Stefano e Sergio, due prove viventi che la cannabis puo' avere effetti benefici, due prove, tuttavia, puramente aneddotiche, e cioe' prive di rigore scientifico; ed e' proprio per conferire la certezza della scienza alle tante voci come quelle che avete appena sentito che nel gennaio scorso e' nata a Roma l'Associazione per l'Uso Terapeutico della Cannabis (ACT), formata da pazienti e medici dalle piu' svariate parti d'Italia. Pongo alcune domande al dottor Salvatore Grasso, medico palermitano e leader del gruppo.

D - " Dott. Grasso, funziona la cannabis e su cosa? Spieghiamolo con parole semplici."

"E' dimostrato con prove scientifiche ormai indiscutibili che funziona come antiemetico per la nausea da chemioterapia, che combatte il deperimento da Aids, e con evidenze non ancora definitive trova applicazioni sulla sclerosi multipla, sul glaucoma, sulle convulsioni da epilessia, e come antidolorifico in molte patologie."

Sara' pure una panacea questa cannabis, ma rimane il fatto che la legge italiana la considera una sostanza illecita, una droga per intenderci, e allora l'Associazione del dott. Grasso ha consegnato al ministro Veronesi un libro bianco, che contiene un preciso appello.

"Noi chiediamo che siano reperibili in farmacia i derivati in pillole contenenti i principi attivi della cannabis, cosi' come negli Usa e in Canada, e che il governo si faccia promotore di un'agenzia di ricerca che produca sotto controllo la cannabis da dare ai malati che ne facciano richiesta. Il nostro Libro Bianco raccoglie le storie dei pazienti che si sono rivolti a noi in questi anni, tutte persone che purtroppo sono oggi costrette a ricorrere al mercato nero per procurarsi la cannabis."

A turno consulto i protagonisti di questa vicenda sul tema dell'illegalita', cominciando daStefano, per poi sentire i genitori di Sergio e infine due giovani ammalati di epilessia.

"Il problema di questo momento e' che io che sono malato non posso aspettare, io che sono malato ho l'urgenza di poter arrivare ad utilizzare una sostanza naturale che mi fa stare meglio senza rischiare quello che oggi rischiamo."

D - " Una domanda sui rischi, a voi che siete due genitori."

" Be', io ho questi amici carabinieri.....- inizia il padre del giovane tetraplegico, che continua - eh si', che se do la canna a mio figlio io sono uno spacciatore! Ma si puo'?"

E la mamma di Sergio aggiunge:
"Sergio non puo' prepararsi gli spinelli, qualcuno deve farlo per lui, e corre dei rischi..."

La carrellata sui rischi legali continua appunto coi due giovani epilettici che incontro a Roma.

D - " Quale e' la vostra condizione medica?"

"Epilessia, ma da anni non abbiamo convulsioni."

D - " E voi pensate che sia dovuto alla cannabis?"

"Certamente."

D - " Come la prendete visto che e' illegale?"

"Bisogna rivolgersi agli spacciatori, oppure c'e' l'autocoltivazione, ma e' egualmente illegale."

D - " Voi siete cosi' convinti della validita' della cannabis che siete disposti a rischiare in prima persona e a dirci che pur di curarvi siete disposti a prendere marijuana sul mercato nero?"

"Si', lo faccio dal 94.- replica schietto il giovane"

"Io dal 92. - ribadisce la ragazza"

Droga, illegalita', pericoli, terapie: esiste in Italia un luogo piu' indicato per affrontare questi temi di San Patrignano? Forse no, o forse si', ma dalla loro esperienza non si dovrebbe comunque prescindere. Ho chiesto al dott. Boschini, direttore medico della comunita', cosa ne pensasse di cannabis e malattie. Ecco la sua risposta:

"Di un farmaco vanno considerati gli effetti vantaggiosi e quelli svantaggiosi. Un farmaco che ha una spiccata azione sul sistema nervoso centrale come il THC, che e' contenuto negli spinelli, ha un alto profilo di effetti collaterali dannosi che non ne giustificano l'utilizzo per nausea o dolore o mancanza di appetito, quando ci sono altri farmaci migliori."

Una bocciatura secca, quella di San Patrignano, che pero' oltre le frontiere nazionali trova pochi riscontri. All'estero invece, negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Olanda, e in Germania, le sperimentazioni con la cannabis per uso medico sono avanzatissime. Addirittura la Camera dei Lord inglesi ha pubblicato un rapporto che ne auspica la sperimentazione a tutto campo. A Edimburgo incontro Lord Perry di Walton, illustre farmacologo e capo della commissione di Lord che ha curato la ricerca.

D - " Lord Perry, lo stigma della cannabis come droga illegale non vi ha fermati evidentemente."

"La cannabis e' stata usata come farmaco per millenni; oggi in Gran Bretagna un medico puo' prescrivere l'eroina o la cocaina, e i loro derivati sono prescritti in tutta Europa. Questo non ci ha certo ridotti a un continente di drogati! Inoltre, il fatto che tanti sofferenti per curarsi con la cannabis siamo costretti a rischiare sanzioni legali e', per noi Lords, inaccettabile."

Boschini di San Patrignano ricordo che all'estero le sperimentazioni sono gia' in corso:

D - " Lei sa che in Paesi importanti ci sono studi di ampio respiro, io ho pubblicazioni che le faccio vedere, si parla di effetti non trovati in altri farmaci, i Lord inglesi hanno raccomandato la sperimentazione, e anche il governo americano ha fatto lo stesso. Come scienziato non e' interessato? Lei dice che non le interessa comunque..."

"No, io dico che non esiste nessuno studio che dimostra la superiorita' della cannabis; anzi, i farmaci tradizionali non inducono quegli effetti collaterali che sono provocati dalla cannabis. Non c'e' evidenza scientifica a suo favore, e questo e' indiscutibile."

Lord Perry non e' affatto d'accordo:

"Sono stati pubblicati centinaia di lavori scientifici sull'efficacia medica della cannabis, ma e' anche vero che non esiste ancora una sperimentazione definitiva e su larga scala che ne sancisca le proprieta' terapeutiche. Facciamola, e sgomberiamo il campo dai dubbi una volta per tutte. La Camera dei Lord ritiene che non si debba ignorare quello che migliaia di ammalati sostengono con cosi' tanta tenacia."

Sperimentare dunque, e in Inghilterra lo fanno senza tanto clamore. Il dott. Philip Robson,ricercatore dell'universita' di Oxford, lavora per una casa farmaceutica fondata unicamente con lo scopo di testare i poteri curativi della cannabis. Il gruppo di chiama GW Pharmaceuticals, ed ha ottenuto dal governo di sua maesta' il permesso di coltivare marijuana in un luogo segreto. Non ci e' concesso visitarlo e queste che vedete sono immagini delle coltivazioni fornitemi dal loro ufficio stampa. Ma che imparzialita' puo' avere una ricerca scientifica condotta da una casa farmaceutica interamente fondata con la prospettiva di trar profitto dalla cannabis per uso medico? Robson risponde:

"Chiaramente chiunque fa ricerca porta i propri pregiudizi all'interno del metodo scientifico, e non v'e' dubbio che noi gradiremmo un successo anche commerciale del nostro lavoro. Ma non si dimentichi che fra i ricercatori coinvolti, la gran parte non ha nessun legame con la casa farmaceutica, ne' trarra' profitti di alcuna natura economica."

Questa signora di Oxford, che incontro in una clinica pubblica, ha passato anni di inutili tentativi per sottrarsi alla paralisi degli arti causata dalla malattia neurologica chiamata sclerosi multipla, anni, purtroppo, di frustranti sconfitte. Oggi assume cannabis, come paziente arruolata nella sperimentazione del dott. Robson, e questo e' il risultato, che lei stessa ci descrive:

"Sono migliorata moltissimo, oggi cammino, mentre prima ero confinata alla sedia a rotelle. Cammino e non perdo l'equilibrio, e non cado, vedete? Per me e' un risultato enorme, mi creda."

D - " Ha avuto risultati sul dolore?"

"Gli spasmi muscolari della mia malattia possono essere dolorosi, molto. Anche il dolore e' scomparso, perche' la cannabis mi rilassa i muscoli. Vorrei che mi si credesse, non e' suggestione, e' la cannabis."

Il dott. Robson ci spiega come avviene la sperimentazione.

"Le piante di cannabis vengono fatte crescere in ambienti controllati dai computer, e la stabilita' chimica dei vari componenti e' garantita da una selezione genetica, che non comporta pero' alcuna manipolazione. Il metodo di somministrazione e' quello di spruzzare i principi attivi della cannabis direttamente sotto la lingua dei pazienti, ma stiamo lavorando per riuscire a somministrarli attraverso un vaporizzatore, che avrebbe il vantaggio di raggiungere i polmoni e dunque la circolazione sanguigna del paziente in brevissimo tempo, come accade quando si fuma lo spinello, senza tuttavia arrecare i noti danni del fumo."

Possibile che i danni della cannabis possano derivare solo dalla sua associazione con tabacco? Nessun pericolo, nessun effetto collaterale da cui guardarsi? Lo chiedo al dott. Boschini di San Patrignano:

"Allora esistono effetti collaterali a breve e lungo termine: distorta percezione della realta', attacchi di panico, ansia, slatentizzazione di psicosi ecc.. Una persona depressa potrebbe peggiorare. Nel lungo termine, c'e' rallentamento psicomotorio e abulia."

Robson, da Oxford, ribatte secco:

"E' innegabile che gli effetti collaterali della cannabis sono fra i meno severi di tutta la farmacologia oggi conosciuta. Sappiamo che non esiste in medicina un solo caso di mortalita' da assunzione di cannabis, al contrario i pochi farmaci oggi disponibili per trattare le malattie degenerative hanno non solo una limitata efficacia ma anche effetti collaterali pesantissimi. Un problema della cannabis e' il cosiddetto effetto "sballo", che abbiamo pero' gia' eliminato dai nostri farmaci."

Sugli effetti collaterali della cannabis paragonata ad altri farmaci, i due giovani epiletticihanno qualcosa da dire:

"Ci hanno dato farmaci pesanti e dannosi e provocatori di sintomi come l'aggressivita', i disturbi comportamentali e altri; da tempo prendiamo marijuana e non abbiamo piu' convulsioni senza effetti collaterali di alcun tipo. Naturalmente la cannabis va presa con giudizio."

Le testimonianze di chi soffre in prima persona sono sempre toccanti, ma c'e' chi sostiene che l'interesse generale passa per altre strade. E allora cosa c'e' che non va in un'Italia che decide di sperimentare la cannabis ad uso medico? Risponde Andrea Muccioli, oggi leader di San Patrignano:

"E' un'Italia che ha perso il senso e le ragioni del suo impegno nei confronti della tossicodipendenza. E' una parte dell'Italia piccola e influente che segue la strategia dei piccoli passi, che vuole portare alla legalizzazione delle droghe, e che non riuscendo a legalizzarle tutte subito si propone i piccoli passi: allora, prima si da' delle droghe leggere un'immagine benefica, e quindi si confonde l'opinione della gente dicendo che non tutte le droghe fanno male."

D - " Ma la Camera dei Lord inglesi e la Casa Bianca americana hanno raccomandato la sperimentazione.. non sono esattamente istituzioni liberali!"

"Lo dicevo prima, un conto e' quello che pensa la gente un conto e' quello che realizzano come strategia per le legalizzazione delle droghe alcune lobby molto influenti che si muovono in tutti i Paesi occidentali."

Dario Fopremio Nobel per la letteratura, si e' da tempo espresso a favore dell'uso medico della cannabis, e a lui faccio una domanda provocatoria.

D - " Fo, tu fai parte di una delle lobby denunciate da Andrea Muccioli?"

"Io rimango sempre impressionato da un particolare: la cannabis viene usata da secoli, da milioni di persone che hanno riti precisi e discernimento medico millenario; questa facilita' di dare sentenze, come fa Muccioli, mi impressiona sempre. Non si puo' prendere un'unica via e poi condannare tutto cio' che non ne fa parte, per poi dire che chi invece segue altre convinzioni fa parte di lobby di denaro basse e spregevoli. Questo e' inaccettabile. Manca la dialettica e l'apertura per verificare. Io dico che ogni droga fa male, ma allora parliamo anche di alcool e tabacco, ma da qui a sostenere che tutto va proibito, anche un uso medico della cannabis, proprio non ci sto."

Ho l'opportunita' di girare la stessa domanda fatta a Dario Fo anche a Lord Perry di Walton. Ecco cosa ne e' scaturito.

D - " Lord Perry, lei appartiene a una lobby che mira a creare il mercato libero delle droghe, attraverso una subdola politica dei piccoli passi?"

"No Sir! - esclama il Lord ridendo di gusto, - non miriamo ad alcuna liberalizzazione. Abbiamo semplicemente proposto cio' che noi pensiamo essere un passo avanti nel progresso medico e legale."

Allora, perche' in Italia le autorita' sanitarie sono cosi' assenti sull'uso terapeutico della cannabis. Rivolgo la provocazione a Stefano.

D - " Stefano, il ministro Veronesi non ha voluto dare a Report un'opinione sull'uso medico della cannabis. Tu sei un ammalato di cancro e lui un oncologo..."

"Certo, mi dispiace. Noi pensiamo che sia lui l'interlocutore privilegiato. Ma io e gli altri del gruppo siamo determinati, e non credo che il disinteresse dell'attuale ministro ci fermi."

Ecco il commento di Dario Fo su questo punto.

D - " Il ministro Veronesi, che tu dici di stimare, si e' rifiutato di fare commenti per Report sull'uso medico della marijuana."

"Non ha fatto commenti, va bene, ma questo non significa che lui non sappia, e lo sa bene, che la marijuana ha possibilita' antiche."

Lascio l'ultima parola a Sergio, il giovane tetraplegico di Bressane, in provincia di Rovigo.

"Guardate, non e' solo perche' io smetto di tremare.. questa cannabis e' applicabile a troppe robe, e quando uno e' in uno stato di difficolta' non vedo perche' impedire una roba cosi' banale per stare meglio."

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